Fin dal 1902 Vittorio Puntoni, come Rettore dell'Università di Bologna, aveva avanzato presso l'Accademia svedese e lo stesso Re Oscar, la proposta del conferimento del premio Nobel al Carducci, di cui inviò tutti i volumi di prosa e di poesia. Ma gli accademici non ci sentirono. Fu il Barone De Bildt che nel 1904, come membro dell'Accademia di Stoccolma, propose il Carducci per il conferimento del premio Nobel. Nel 1906 lo stesso De Bildt, passato da Londra a Roma, tornò a ripresentare la candidatura di Carducci.

Recto della pergamena del Nobel per la letteratura

Verso della pergamena del Nobel per la letteratura

A lui si unirono il conte Ugo Balzani, presidente della Società romana di Storia patria, e il professor Jhoann Vising, rettore della Scuola Superiore di Gottemburg e illustre cultore di filologia romanza. Questa volta la candidatura del poeta italiano fu accolta dall'accademia svedese. La sera del 10 dicembre il barone De Bildt, prelevato all'Hotel Brun di Bologna dal marchese Giuseppe Tanari, prosindaco, si portò a casa Carducci, dove erano presenti il fratello Valfredo, le figlie Beatrice, Laura, Libertà, i generi Masi e Gnaccarini, i nipoti, Vittorio Puntoni, il prefetto di Bologna, il senatore Pasolini e la moglie, contessa Silviua, il marchese Nerio Malvezzi e pochi altri. Il poeta attendeva nello studio illuminatoi per l'occasione da grandi candelabri all'antica. La cerimonia (contemporanea anche nell'ora a quella di Stoccolma, in cui Re Oscar II, nella grande sala dell'accademia Reale, consegnava i premi Nobel ai vincitori) si svolse con grande semplicità che escludeva qualsiasi tono ufficiale.

Recto della medaglia del Nobel per la letteratura

Verso della medaglia del Nobel per la letteratura
Il poeta stese la mano all'ospite illustre, balbettando qualche parola. Il barone consegnò il telegramma inviato dal Re: "Felicitez de ma part Monsieur Giosue Carducci du prix Nobel qu'il a si bien merité". Poi lesse un breve discorso, in cui esaltò gli ideali che avevano sempre ispirato l'opera del poeta italiano: patria, libertà, giustizia. E a questi aggiunse, nel finale, gli ideali religiosi: " A noi uomini del nord, è caro - disse il barone De Bildt - il ricordo delle nostre chiese, rudi talvolta d'aspetto, come la chiesa di Polenta, ma simbolo per noi di pace, fratellanza e carità. La libertà però del nostro pensiero non si conturba sotto le volte gotiche, ed è perciò che abbiamo sentito che possiamo, senza venir meno alla nostra fede, stendere le mani in riverente omaggio verso Voi. La severità morale delle vostre liriche, la candida purezza nella quale sorge il vostro canto verso le alte cime, tutta l'austera semplicità della vostra vita sono pregi elevatissimi, davanti ai quali ci inchiniamo tutti, a qualunque religione o partito no apparteniamo. Sono doni divini, doni di Dio, che, sotto qualunque forma apparisca, è sempre lo Stesso, e da Lui imploriamo che continui a scendere sul vostro venerando capo la santa benedizione che si chiama amore ".

Il barone De Bild mentre legge il discorso di consegna del Nobel

Quando pronunciava queste parole - ricordava il barone De Bildt - il poeta assentiva e batteva tre volte la mano sul bracciolo dell poltrone, come per approvgare. Alla fine del breve discorso e disse: "Salutatemi il popolo svedese, nobile nei pensieri e negli atti". Non fu consegnata allora al poeta nessuna medaglia e nessun premio, che furono invece consegnati, quel giorno stesso, al ministro d'Italia a Stoccolma, e portati al Carducci tre giorni dopo dall'agente bolognese della Banca Commerciale.*

*(Resoconto tratto da M. Biagini, Biografia critica, 1976, pp. 875 - 877)