All'anagrafe gli furono imposti i nomi di Giosuè, Alessandro, Giuseppe: il primo perché il padre vi scorgeva un simbolo augurale, gli altri due in onore rispettivamente dell'avo materno e di quello paterno. Si può fugare ogni dubbio riguardo alla forma Giosuè invece di Giosue, anche se ancora oggi continuano a uscire libri con la forma Giosue. È vero che nella biografia del poeta scritta da Giuseppe Chiarini, è riportato l'atto di nascita in cui il nome è senza accento (G. Chiarini, Memorie della vita di Giosue Carducci, Firenze, Barbera, 1935, p. 434: Giosue, Alessandro, Giuseppe Carducci ecc.), tuttavia Chiarini ha trascritto male. In effetti, dice di riportare l'atto di nascita del Carducci già pubblicato da Giuseppe Picciola nelle note al suo Discorso: Giosue Carducci, Bologna, Zanichelli, 1901 (ivi, p. 434), ma se si consulta l'atto di nascita riportato da Picciola si trova scritto: Giosuè, Alessandro, Giuseppe Carducci... (cfr. G. Picciola, Giosue Carducci, discorso letto nella sala del Liceo Musicale di Bologna, il dì XIII di Maggio 1901, Bologna, Zanichelli, 1901, p. 49). Correttamente Saccenti riporta il nome Giosuè (Mario Saccenti, in Carducci, Opere scelte, Torino, UTET, 1996, vol. 2, p. 11). Ad ulteriore conferma è possibile consultare la fotografia dell'atto di nascita di Giosuè Carducci nel volume G. Fumagalli-F. Salveraglio, Albo carducciano, Bologna, Zanichelli, 1909 p. 48 che riporta il nome Giosuè. Inoltre, i due studiosi scrivono a p. 45: «Occorre appena rilevare che sia l'atto di nascita, sia in tutti i documenti posteriori il nome del Poeta appare sempre scritto Giosuè, con l'accento nell'ultima, e così lo si pronuncia sempre in Toscana e così chiamavano lui i suoi familiari e gli amici. È vero che negli ultimi anni prevalse la forma più classica Giòsue, che si avvicina al latino Josue. Ma egli, almeno fino al 1875-1880, firmò sempre Giosuè; poi cominciò insensibilmente, non per deliberato proposito di cambiare l'ortografia e la pronuncia del nome, ma per trascuratezza grafica, prima a legare con un sol tratto di penna il nome al cognome e quindi a far servire l'asta iniziale del C anche come accento finale della e e finalmente a omettere addirittura l'accento. Ma che ciò non fosse fatto di proposito, lo provano le stampe rivedute da lui. Nei frontespizi delle Opere zanichelliane, fino al vol. XI il nome è accentato; col vol. XII (1902) si disaccenta; vedasi pure nei Bozzetti Critici (Livorno, 1876), a pag. 217, e in Opere, IV (1890), a pag. 113, dove egli, nelle Polemiche sataniche si nomina solennemente Giosuè. In ogni modo, questo, sia vezzo, sia negligenza o pigrizia grafica, è degli anni più tardi: e deve ritenersi come una leggenda quella, creata forse dopo la biografia del Chiarini che lo disaccenta, ch'egli volesse scriversi e farsi chiamare Giòsue».