Scritto nel settembre del 1863,l'inno a Satana fu pubblicato da Carducci, con lo pseudonimo di Enotrio Romano (usato qui la prima volta), a Pistoia, presso laSocieta tipografica pistoiese, Bongiovanni e C., nel novembre1865. Poi fu ripubblicato nel 1867 con il testo completo (nellaprinceps mancava la terzultima strofa). Fu riproposto l' 8dicembre 1969, su "Il Popolo" di Bologna. Il metro èin quartine (50) composte da quinari sdruccioli e piani alternati.Il leone maremmano cosi lo definì in una prefazione ai Leviagravia curata nel 1881, per lo Zanichelli: «Non mai chitarronata(salvo cinque o sei strofe) mi uscì dalle mani tanto volgare».Quest'inno è stato scritto di getto ed in una sola notte comericorderà in un epistola a Quirico Filopanti: «L'Inno a Satanaè lirico almeno in questo, che è l'espressione subitanea, ilgetto, direi, di sentimenti tutt'affatto individuali, come miruppe dal cuore, proprio dal cuore, in una notte di settembre del1863». Il Carducci spiega di aver compreso sotto il nome diSatana tutto ciò che di nobile e bello e grande hannoscomunicato gli asceti e i preti con la formula: "Vade retroSatana". L'Inno incarna quell'atteggiamento che potremmo definire giacobino ante litteram che già in nuce nel Carducci,viene esacerbato dalla lettura di autori quali Michelet, Quinet,Blanc, Hugo, Barbier. Certamente ciò che più ai suoi occhi erasinonimo di oppressione, di dispotismo, di oscurantismo erarappresentato dal potere temporale dei papi e l'emblema di tuttociò era il Sillabo di Pio IX. Egli ebbe più volte a direinfatti, che combatteva non il cristianesimo ma la Chiesa come entità storica nemica del progresso, timorosa della libertà dipensiero. Infondo, a guardar bene, il suo Satana cos'è se non il trionfo del principio stesso dell'essere, unità di materia espirito di ragione e senso. Questa entità è stata guida deiriformatori protestanti, da Wicleff a Huss a Lutero ma anche diGirolamo Savonarola contro papa Alessandro VI. Non mancano poiparticolari spunti di riflessione come la teoria degli asceti.Satana per loro è la bellezza, l'amore, il benessere, la felicità:«Si, ho inneggiato a queste due divinità dell'anima mia, dell'animatua e di tutte le anime generose e buone; a queste due divinitàche il solitario e macerante e incivile ascetismo abomina sottoil nome di carne e di mondo, che la teocrazia scomunica sotto ilnome di Satana». Questo trionfo di un afflato vitalistico esaltellante si trasforma nell'immagine finale della vaporiera chesbuffa, simbolo dei tempi moderni.